
Sulla sommità di un ameno colle tra il
Monte Elceto di Murlo ed il Monte Tezio, il castello occupa una posizione
dominante sulla vallata del Tezio, strategica per il controllo del territorio
circostante e facilmente difendibile.
In alcuni antichi manoscritti si
ipotizza che l’edificio sia stato edificato sulle preesistenze di una villa
romana. Altri documenti mettono in luce il collegamento tra il toponimo Murlo ed
il mondo etrusco, congetturando la presenza nella zona in cui oggi sorge il
castello di un abitato di quest’antichissimo popolo. Ad ogni modo, i tanti
ritrovamenti archeologici nei dintorni del castello nel corso dei secoli,
documentati sin dal XVII secolo, confermerebbero l’importanza del luogo
nell’antichità. A poche centinaia di metri dal castello, sulla vetta del Monte
Elceto, sorge la cosiddetta cerchiaia di Murlo, fortificazione montana di
epoca protostorica.
Il castello si è sviluppato intorno ad
una imponente torre a pianta quadrata edificata per l’avvistamento, la
guardiania ed il controllo dei circostanti fondi vallivi e stradali. Lo spessore
delle mura, la natura dei materiali impiegati e le tecniche costruttive
adoperate inducono a collocare la costruzione della torre tra l’XI e il XII
secolo. Successivamente, dal XIV al XVI secolo sono stati addossati alla torre
gli altri corpi di fabbrica fortificati, è stata realizzata la cinta muraria e
sono state costruite le “scarpate”.
Nelle diverse rassegne delle ville e
dei castelli del territorio perugino è menzionato – sia con il toponimo
“Somonte” sia con quello di “Murlo” – ora come castrum ora come villa,
a testimonianza delle alterne vicende che hanno interessato l’insediamento nel
corso dei secoli.
Lo spessore delle mura e la posizione
assolutamente privilegiata ne hanno fatto meta di capitani di ventura e di
fuoriusciti. Nel 1580, dopo essere passato per la Villa del Colle del Cardinale
e per Antognolla, il condottiero Alfonso Piccolomini, conte di Montemarciano,
attaccò il castello, ma non riuscendo nell’impresa finì per saccheggiare le
abitazioni circostanti. Le sue segrete sono state altresì famigerato luogo di
prigionia.
Nel 1588, forse per lo scemare delle
esigenze difensive, il castello è stato trasformato in residenza di campagna
fortificata a seguito di un sapiente restauro curato da Hieronimus Oddi,
figlio di Galeotto, proprietario sin dall’antichità di ampi possedimenti nella
zona di Murlo e Somonte.
Fratello maggiore di Hieronimus
fu il celebre giureconsulto Sforza Oddi. Questi passò a Murlo gran parte della
sua vita ed immerso nella solitudine e nella quiete di quel luogo compose i suoi
famosi trattati De restitutione in integrum e De juramento che –
come egli stesso ebbe modo di confessare – se furono “di qualche utile agli
studiosi della legge e di qualche onore alla Patria se ne deve tutto il merito
alla solitudine della villa di Murlo e non allo strepitio della Città o dei
Ginnasi”.
La famiglia Oddi rimase proprietaria
del castello e della tenuta sino agli inizi dell’Ottocento, quando il feudo
passò, insieme a quello dei castelli di Antognolla e Valenzina, ai Marchesi
Guglielmi di Roma (da cui il nome Palazzo Guglielmi con cui il castello è
oggi indicato in alcune carte) e quindi per successione in linea femminile
(1649) ad una storica famiglia abruzzese residente a Roma, i cui discendenti ne
sono ancora oggi i proprietari.

La costruzione, al centro di una
tenuta agricola e di una riserva di caccia incontaminata, è stata più volte
ampliata e riadattata nei secoli. Oggi si presenta come un imponente palazzo
fortificato, con loggiato e cortile, immerso nel verde di un parco
lussureggiante, su cui svetta l’antico mastio quadrato coperto a tetto agli
inizi del Novecento, dal quale ancora oggi si domina l’intera vallata est del
Monte Tezio, ed il settecentesco campanile della chiesa di San Giorgio, oggi
dedicata anche alla Madonna delle Grazie.
La chiesa, costruita sopra un solido muraglione all’interno del perimetro murario, è menzionata sin dalla prima visita pastorale del territorio della diocesi di Perugia nel XVI secolo, ove è attestato che sarebbe stata riedificata dalla famiglia Oddi sui resti di una preesistente struttura religiosa. Nel 1892 è stata restaurata da Giovanni Battista il quale, per la sua devozione alla Signora del Cielo, ha voluto venisse dedicata anche alla Madonna delle Grazie.
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